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Sera d'autunno

Domenica, 20 novembre 2011



Novembre castagne arrostite che scottano le dita
novembre braci rosse e fiamme arancio nella stufa
novembre una spremuta d'arancia dolce appiccicosa
novembre la nebbia che copre gli alberi spogli
novembre i bambini che giocano con il berretto e gli stivali
novembre la terra che dorme il meritato riposo
novembre il freddo pungente che prepara la brina
novembre un esercizio accennato al pianoforte, suoni che vibrano nell'aria
spegnendosi lentamente

Furto

Lunedì, 14 marzo 2011

HTC desire, IMEI 353833047461071


(this phone has been stolen, please report if you are being offered it)

Nella notte tra giovedì 10 e venerdì 11 marzo ignoti mi hanno sottratto il telefono cellulare. Lascio i dati qui, così se mai qualcuno se ne vedesse offrire uno simile e volesse verificare con una ricerca su google (o chi per lui) troverebbe questo post e potrebbe agire di conseguenza.

Il telefono in questione è uno smartphone HTC desire, IMEI 353833047461071. Attenzione nel caso che mettere la propria SIM in un telefono rubato è molto pericoloso, la rete associa i due e c'è la possibilità non così remota di vedersi contestare, come minimo, l'incauto acquisto. Naturalmente è stata già presentata la relativa denuncia.

Buon natale

Domenica, 26 dicembre 2010



Quanta immondizia abbiamo prodotto ieri? Quanti regali sono stati aperti da bambini svogliati, per venir dimenticati subito dopo? Quanto cibo buttato, quanti animali uccisi per nulla? Quanti oggetti perfettamente funzionanti finiranno in discarica domani (oggi sono chiuse), perché sostituiti da altri quasi uguali ma nuovi? Quanto nuovo ciarpame ingombra le nostre case?

Ma non importa, abbiamo fatto gli auguri, falsi e ipocriti, al vicino che odiamo, abbiamo donato due euro a non si sa chi mandando un sms, qualcuno è andato a messa ed ora ci sentiamo molto più buoni.

Buon natale!

Potrebbe averne bisogno

Mercoledì, 8 settembre 2010

Dopo l'ultimo post ho ricevuto diversi messaggi, di diverso genere. Invece di rispondere ed impelagarmi in una discussione infinita vi racconto un'altra piccola storia, sperando che sia utile anche a voi.

Qualche anno fa ero da un amico a parlare del più e del meno, quando si è presentata una signora che chiedeva denaro con una scusa improponibile (disse che aveva perso la borsa e non aveva i soldi per ritornarsene a casa in treno). Nonostante fosse evidente la sua mala fede il mio amico ha aperto il portafoglio e le ha dato qualcosa.

Alle mie rimostranze ha risposto con una frase che non riesco a togliere dalla mente ogni volta che mi trovo in una situazione simile: "Sì, sì, hai ragione, ma potrebbe averne bisogno veramente". Potrebbe averne bisogno. E sapete cosa lo ha portato a pensare questo, lui che si dichiara fortemente di destra, addirittura di area mussoliniana? Da giovane, per un periodo e per una serie di ragioni che a questo punto non sono rilevanti, si è trovato a dover vivere sulla strada, senza una casa, praticamente senza nulla. Forse nessuno lo farebbe volontariamente, ma è un'esperienza che senza dubbio aiuta a vedere le cose da un altro punto di vista.

Per rispondere un po' a quanti mi hanno scritto, non sono troppo buono, né pietista, e mi rendo conto perfettamente che spesso mi trovo davanti dei profittatori. A volte accade di ricevere uno sguardo truce alla vista di un solo misero euro... al che non ho alcun problema a mandare a fanculo l'interessato di turno, e se possibile a riprendermi la moneta. Ma ogni volta non posso fare a meno di chiedermi, e forse dovreste farlo anche voi: chi sono io per giudicare dall'alto della mia pancia piena? E se ne avesse veramente bisogno?

Sabato, 28 agosto 2010



Come pensate sarebbe la vostra vita se foste costretti ad abbandonare la vostra terra, i vostri cari e tutto ciò che avete per trovarvi d'improvviso in un mondo sconosciuto ed ostile? Immaginatevi su un marciapiede di Lubutu o di Kampot, scaricati dopo un viaggio infernale. Unici bianchi in un mare di neri o di gialli, non capite una parola. Niente soldi, niente amici, nulla di nulla se non una grande delusione ed un filo di cocciuta speranza. Facce dure, sguardi taglienti, frasi incomprensibili ma dal tono inequivocabile ribadiscono, nel caso non l'aveste capito, che non siete i benvenuti.

Che fareste dunque al calar della sera, mentre comincia a far freddo e giunge l'ora nella quale si desidera far ritorno al proprio nido? Pensateci, se potete. Adagiati su una bella poltrona, nelle nostre comode case, un pensiero del genere può durare al più qualche minuto, un esercizio presto dimenticato per qualche altra distrazione. Ma sul marciapiede, sotto la pioggia o con lo stomaco vuoto c'è qualcuno che vorrebbe dimenticare, ma non può.

Quando si presenta l'occasione di scambiare due parole con qualcuno giunto da lontano cerco se possibile di approfittarne. Mi vergogno un po' a comperare la storia di una vita con un paio di monetine, una scatola di biscotti o una coca cola, ma voglio sapere. Come ti chiami fratello, da dove vieni, come ti va. Fratello no, in realtà, suonerebbe come una presa per il culo. Trovo un certo sospetto, all'inizio, ma non c'è una volta in cui non venga congedato con un sorriso. Una storia e la vista di un sorriso su un volto triste per un euro. Mi sembra di rubare le caramelle ad un bambino, ma sono un egoista e lo faccio senza scrupoli.

Orok sta in piedi accanto all'ingresso del Lidl, con un cappellino in mano. Non si capisce bene se attende un amico o cerca l'elemosina, forse non lo sa neppure lui. Saluta i passanti, e li guarda voltarsi dall'altra parte per non ricambiare il saluto. Hanno paura di dovergli dare qualcosa, o forse hanno paura di vedere nei suoi occhi l'eco di un mondo che vogliono ignorare, costi quello che costi. Orok viene dalla Nigeria, non capisce una parola di italiano. Mi racconta, col suo inglese dall'accento insolito, che dove stava aveva un lavoro come camionista. Non un gran che, ma quel che bastava per tirare avanti. Il miraggio di una vita migliore, di una facile ricchezza, o forse l'inganno di qualche trafficante l'hanno portato a Cervignano, a mendicare spiccioli e cibo davanti ad un supermercato. Molti si arrangiano come possono, lui mi dice che avrebbe potuto vendere merce dalla Svizzera, ma "drug is a crime, and is bad for your head. I don't want to have anything to do with it". "I had a work, and now I have to beg for food". Avevo un lavoro, e ora devo chiedere l'elemosina per mangiare. Gli dico che non è un bel momento neppure per gli italiani, che in questi mesi molte fabbriche hanno chiuso e che sarà difficile trovare qualcosa da fare. Ma lui mi insegna un'altra lezione, mi dice che piano piano metterà da parte i soldi per comperarsi un camion e tornerà a guidare. Non sarà oggi, non sarà domani, ma ce la farò. Guardo le monetine nel suo cappello e mi prende un groppo allo stomaco. Magari potrai cominciare con un furgone, gli rispondo, e l'autoarticolato te lo compri più avanti. Niente amici, niente soldi, niente di niente se non un filo di cocciuta speranza. Potrei mai portargli via anche quella? Gli auguro buona fortuna, e lui mi saluta sorridendo.

La prossima volta che vi accadrà di incontrare qualcuno giunto da lontano e vi verrà voglia di non guardare perché sono subdoli, perché rubano, perché in un giorno guadagnano centinaia di euro, perché è tutto un giro di sfruttamento gestito dalla mafia, ascoltatemi e fermatevi un minuto. Come ti chiami, da dove vieni, come ti va. Forse è vero, magari avete trovato un furbo o uno che con gli accendini si è arricchito. Chiedeteglielo però, comprategli una storia. Gli darete un po' di calore, e vi farà bene. Comprategli una storia, e sarà un euro ben speso. Comprategli una storia, e non sarete più gli stessi.

Venerdì, 6 agosto 2010



Guardate per qualche istante questa fotografia, una classica e meravigliosa ripresa dal telescopio spaziale Hubble nel 1996.

È una minuscola porzione del cielo, ed ogni puntino è una galassia. In ogni galassia brillano centinaia di miliardi di stelle. Nessuno sa quante di queste nutrano la vita, ma chi se la sentirebbe di negare che devono essere moltissime?

Pensate a quante creature, quante civiltà... con i loro amori, le loro arti misteriose, i dolori e la scienza. Quante volte sarà stato eclamato "eureka!", e quante volte qualcuno si sarà posto questa domanda? Riuscite davvero a concepire una simile immensità? Io, lo ammetto, lo faccio con difficoltà, e se per un istante mi pare di riuscirci mi trovo senza parole e senza fiato, in bilico tra l'incredulità e la meraviglia.

Per cominciare, trovatevi una notte limpida (meglio d'inverno) in montagna, e guardate il cielo. Un'esperienza da mozzare il fiato, di una bellezza indescrivibile, che vi mostrerà un paio di migliaia di stelle. Ecco, nella nostra sola galassia, nella nostra isoletta nel cosmo, se ne trovano grossomodo trecento miliardi. E non sono che un puntino.

Scriveva Douglas Adams in quel capolavoro assoluto che è la Guida Galattica per gli autostoppisti: "Space is big. You just won't believe how vastly, hugely, mind-bogglingly big it is. I mean, you may think it's a long way down the road to the drug store, but that's just peanuts to space."

Sono ricco

Mercoledì, 7 luglio 2010

La vita può essere dura, con la crisi economica, ma io non mi lamento.

Possiedo grandi ricchezze, così grandi che re ed imperatori del passato non avrebbero neppure saputo sognarle. Una bella casa con riscaldamento ed aria condizionata, ed un grande giardino con l'orto e le galline. Un'automobile con il gas e l'hi-fi che mi porta dove voglio, ed una bicicletta per andare a spasso con due bellissimi bambini. Un telefono portatile, un computer connesso ad Internet 7/24, un navigatore connesso con una rete di satelliti in orbita attorno alla Terra. Posso avere in casa le migliori orchestre del mondo, e vedere film su uno schermo gigante. Ho denaro a sufficienza per comperare giocattoli e pagare le lezioni di musica.

Certo, potrei avere ancora di più, una macchina nuova, una barca, soldi per andare in vacanza in giro per il mondo, una tenuta in campagna con la piscina e la servitù. Salvo poi desiderare una macchina più potente, una barca più grande, una villa più lussuosa.

Provate anche voi a fermarvi per un secondo, e a pensare a tutto ciò che di bello e buono c'è nella vostra vita. Probabilmente vi scoprirete dei tesori meravigliosi, e forse vi verrà meno voglia di continuare la corsa, che prosciuga e non porta da nessuna parte.

Overload

Mercoledì, 18 novembre 2009



Offri al popolo gare che si possono vincere ricordando le parole di canzoni molto popolari, o il nome delle capitali dei vari stati. Riempi i loro crani di dati non combustibili, imbottiscili di fatti al punto che non si possano più muovere tanto sono pieni, ma sicuri d'essere «veramente bene informati». Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione di movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. Ray Bradbury, Fahrenheit 451

Il contadino cinese

Lunedì, 19 ottobre 2009



In un remoto angolo rurale della Cina vivevano un contadino, la moglie e un unico figlio. Non possedevano terreni né denaro, ma solo una cavalla che usavano per trainare il carro o l'aratro. La loro vita era molto semplice e forse proprio per questo serena.

Una notte, durante la stagione dei monsoni, un temporale spaventò la cavalla che saltò lo steccato e scappò. Nel paese tutti parlavano della disgrazia di quel contadino che aveva perso l'unico bene che aveva. Quando lo incontravano si dicevano dispiaciuti, ma lui rispondeva "Non è detto che sia un male..."

Qualche giorno dopo la cavalla ritornò seguita da quattro robusti cavalli selvaggi. Subito la notizia si sparse ed i vicini si congratulavano per la fortuna che gli dei gli avevano riservato. Il contadino, con uno sguardo a metà tra il preoccupato e il divertito, rispondeva "Non è detto che sia un bene..." e lasciava tutti interdetti.

I fatti sembrarono dar ragione al suo atteggiamento quando suo figlio, cercando di domare uno dei cavalli, cadde e si ruppe una gamba. Una cosa seria nell'antica Cina rurale. Il padre però aveva pronta la sua frase per consolare il figlio: "Non è detto che sia un male..."

In quella stessa settimana arrivò la notizia dell'inizio della guerra: tutti i giovani sani sarebbero stati immediatamente arruolati e mandati al fronte, ma quando il reggimento passò per il paese il figlio del contadino fu scartato e fu così che scampò alla battaglia in cui l'intero reggimento fu sterminato.

Nanna

Mercoledì, 5 agosto 2009



Un giorno, un altro, sta per finire. Con le sue gioie, i suoi pensieri, gli affanni ed gli istanti vuoti, persi chissà dove. Suoni, rumori, attività, parole, parole, pensieri rapidi ed affilati come lame.

Poi, finalmente, tutto rallenta. Splende la luna, il cielo si fa scuro. E tra le braccia un fagottino, sazio di tante emozioni, si accoccola e ti accarezza i capelli. Una canzone a mezza voce, un momento di felicità.

Piano piano, silenzio. Un bimbo si addormenta, un silenzio quasi perfetto. Il suo respiro, lento, sul tuo petto. I grilli, lontani, si sentono appena.

Buona notte.

L'obiezione di coscienza

Lunedì, 19 gennaio 2009

Adesso che anche gli autisti di autobus volevano fare gli obiettori, mi domando: giusta l'obiezione di coscienza, ma perché uno non dovrebbe sopportarne le conseguenze?
Prendiamo i ginecologi, ad esempio. Il SSN ti assume per fare un certo lavoro. Non lo vuoi fare, non ti piace? Benissimo, sei libero di trovarne un altro. Non puoi rompere le scatole facendo qualcosa sì e qualcosa no, come ti comoda.
A voi autisti non piace la pubblicità? Bene, licenziatevi e andate a guidare un camion o un taxi.

Lasciando perdere tutti i casi di falsa coscienza, in cui prevalgono altri fattori (pressioni politiche o religiose, o semplice disinformazione), l'obiezione, secondo il mio modestissimo parere, ha un senso solo per cose che qualcuno ti può costringere a fare, com'era ad esempio il servizio militare prima che sospendessero il servizio di leva*. E in ogni caso chi la pratica deve essere pronto a sopportarne le conseguenze, altrimenti si tratta solo della pretesa di una dispensa dallo svolgere il proprio lavoro.

Bello sarebbe allora poter addurre motivazioni religiose per saltare le riunioni noiose, o i compiti troppo faticosi. Al solito, perché l'una cosa sì e l'altra no?

(*) per furor di gioventù, ardente mi convinsi a non fare il militare. Bei tempi...

La scommessa di Pascal

Mercoledì, 24 dicembre 2008

A proposito di antichi filosofi, ricordate la famosa scommessa di Pascal?

Qui è spiegata (forse non benissimo)

Wikipedia

in sostanza il senso era che il premio per aver creduto in dio è infinito (la beatitudine eterna), la posta finita (alcune cose fatte in un tot di anni della nostra vita) da cui ne discende la convenienza logica a credere in dio.

Premio infinito (anche se con una certa probabilità, perché non è certo che il premio ci sarà), impegno finito. Dove sta il trucco?

Secondo me la questione è mal posta, perché non possiamo sapere a priori cosa vuole un ipotetico dio da noi per darci il premio, come non possiamo sapere che ci sia uno solo di questi dei. Il ragionamento si basa sull'ipotesi fallace che ci possa essere solo il dio dei cristiani, o nulla.

In realtà dovremmo ipotizzare infiniti dei, ciascuno con la sua serie di regole che ci dicono come comportarci, senza sapere quale di questi (se ce n'è uno) ci giudicherà dopo la morte. Quindi la nostra scommessa perde di attrattiva, perché il premio è infinito ma ci troviamo con una serie pure infinita di possibili giocate.

Dopo aver scritto queste righe ho scoperto (senza sorprendermi troppo) che una confutazione simile era già stata posta da Denis Diderot e
J. L. Mackie, anche se loro hanno considerato solo gli dei delle varie religioni, senza (per quel che ne so) considerare la possibilità che ne possa esistere un'infinità, e che possano essere infinitamente capricciosi. Anche se non è stata enfatizzato come merita, secondo me questo è il ragionamento decisivo che smonta quello di Pascal.

Tutti pazzi per Obama

Mercoledì, 5 novembre 2008

Sembra che tutto il mondo sia impazzito per il nuovo presidente degli Stati Uniti d'America. Farà meglio del suo predecessore, certamente (non che ci voglia molto). È simpatico, di sicuro, è il primo uomo di colore alla casa bianca, e se è arrivato fin là non c'è dubbio che non sia uno sprovveduto.
Però... non so, al sentire cori unanimi di questo tipo, non vi sembra mai che ci possa essere qualcosa di strano? Dal nuovo presidente il mondo, e soprattutto l'Europa, si aspettano rivoluzioni epocali. Qualcosa cambierà, ma dubito che sia possibile per chiunque arrivare a conquistare la sedia più importante del mondo senza essere compromesso in qualche modo con i poteri forti.

Anch'io spero di vedere finalmente un po' di logica e di buon senso governare questo mondo, ma temo che a chi si aspetta miracoli tra un po' toccherà una bella doccia fredda.

Vedremo cosa accadrà, soprattutto per quanto riguarda la laicità dello stato e l'erosione delle libertà civili perpetrate con la scusa della lotta al terrorismo. Di certo non si tratta di uno Zapatero americano.

PS la prima speranza è comunque che si guardi bene dall'accettare i consigli che il Nostro gli vuol porgere!

Produci, consuma... e crepa!

Lunedì, 3 novembre 2008



Era un vecchio slogan, scritto con lo spray su un muro del centro. Che tutti i torti, però, non ha.

Non capisco, e forse non capirò mai, come sia possibile che sia assunto a dogma un concetto palesemente assurdo: per far funzionare bene il mondo, si dice, bisogna consumare di più. Solo così l'economia potrà funzionare, e tutti vivremo nell'abbondanza.

Qui i casi sono due: o qualcuno ha scoperto il modo di produrre risorse e ricchezza dal nulla, e non può spegnere la cornucopia (così ci troviamo costretti a distruggere i beni che di continuo vengono prodotti), oppure con gli anni l'aristocrazia ha più o meno inconsapevolmente messo in piedi un sistema folle, instabile ed ingiusto che non ha alcuna speranza di durare.

Pensando al semplice fatto che al mondo circa metà della popolazione vive con meno dell'equivalente di un dollaro al giorno, e che migliaia di bambini muoiono ogni giorno di fame o per le malattie causate da scarse condizioni igieniche, mi viene difficile pensare che sia vera la prima ipotesi.

Miseria, malattie, sovrappopolazione, bambini che muoiono di fame (ma riuscite ad immaginare di vedere vostro figlio spegnersi perché non ha di che mangiare? Ci riuscite?), l'ambiente devastato senza pietà. E quali sono i problemi che ci angustiano? La diminuzione dei consumi... la crisi finanziaria che brucia soldi mai esistiti, i finti giochi di potere al governo delle nazioni.

Povero mondo!

Ubuntu? No, thanks

Venerdì, 31 ottobre 2008

After buying a new -cheap- notebook and trying to get it running with ubuntu 8.10 for three days, I had to give up and stuck to XP (since the original vista that came preinstalled is not an option).

I like unix, actually my main computer is a leopard iMac that's just fantastic, it runs smoothly and has all the power you can need. But you can do the simple things easily, too.

I really wanted to get linux to work on the laptop, but it proved a more complicated task than expected. First, the cdrom did not read, while installing a lot of i/o errors come out. The same CD could be read correctly on the same drive, with XP, and md5 checksum resulted correct. Well, never give up, so I moved the ubuntu live cd to a bootable usb stick, and installed from there. A very fast and smooth experience, indeed.

After installing, the screen resolution could not be set to something more useful than a mere 800x600, even if the correct vga driver seemed to be installed and working. More, the kernel could not use the wireless lan, even if it should have had the driver.

It is disappointing that the ubuntu team is choosing to push more and more towards a poor GUI configuration, so if the automatic procedure does not behave properly you are stuck with terminal, vi and the configuration files.

I have no doubt things can be setup this way, but after three days of fight with hacked drivers, packages that could not be found, and reading various tutorials and docs on the net, I realized I was wasting my time and losing the focus on the primary purpouse of a computer: do work with it.

It is someway fun to hack configuration files and compile drivers, while learning lots of new things in the process, but that's not the point. Linux can attracting you like a vortex, even now I'd like to try once more to fix the installation, but I won't. I have to use that machine, and XP is doing the job fine.

If only I were rich(er), I'd buy a powerbook with leopard, and forget about the rest.

[edit: the notebook is an Olidata Tehom 7900 with Sis672 VGA and realtek 8187B wireless card]