Overload

Mercoledì, 18 novembre 2009



Offri al popolo gare che si possono vincere ricordando le parole di canzoni molto popolari, o il nome delle capitali dei vari stati. Riempi i loro crani di dati non combustibili, imbottiscili di fatti al punto che non si possano più muovere tanto sono pieni, ma sicuri d'essere «veramente bene informati». Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione di movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. Ray Bradbury, Fahrenheit 451

Il contadino cinese

Lunedì, 19 ottobre 2009



In un remoto angolo rurale della Cina vivevano un contadino, la moglie e un unico figlio. Non possedevano terreni né denaro, ma solo una cavalla che usavano per trainare il carro o l'aratro. La loro vita era molto semplice e forse proprio per questo serena.

Una notte, durante la stagione dei monsoni, un temporale spaventò la cavalla che saltò lo steccato e scappò. Nel paese tutti parlavano della disgrazia di quel contadino che aveva perso l'unico bene che aveva. Quando lo incontravano si dicevano dispiaciuti, ma lui rispondeva "Non è detto che sia un male..."

Qualche giorno dopo la cavalla ritornò seguita da quattro robusti cavalli selvaggi. Subito la notizia si sparse ed i vicini si congratulavano per la fortuna che gli dei gli avevano riservato. Il contadino, con uno sguardo a metà tra il preoccupato e il divertito, rispondeva "Non è detto che sia un bene..." e lasciava tutti interdetti.

I fatti sembrarono dar ragione al suo atteggiamento quando suo figlio, cercando di domare uno dei cavalli, cadde e si ruppe una gamba. Una cosa seria nell'antica Cina rurale. Il padre però aveva pronta la sua frase per consolare il figlio: "Non è detto che sia un male..."

In quella stessa settimana arrivò la notizia dell'inizio della guerra: tutti i giovani sani sarebbero stati immediatamente arruolati e mandati al fronte, ma quando il reggimento passò per il paese il figlio del contadino fu scartato e fu così che scampò alla battaglia in cui l'intero reggimento fu sterminato.

Nanna

Mercoledì, 5 agosto 2009



Un giorno, un altro, sta per finire. Con le sue gioie, i suoi pensieri, gli affanni ed gli istanti vuoti, persi chissà dove. Suoni, rumori, attività, parole, parole, pensieri rapidi ed affilati come lame.

Poi, finalmente, tutto rallenta. Splende la luna, il cielo si fa scuro. E tra le braccia un fagottino, sazio di tante emozioni, si accoccola e ti accarezza i capelli. Una canzone a mezza voce, un momento di felicità.

Piano piano, silenzio. Un bimbo si addormenta, un silenzio quasi perfetto. Il suo respiro, lento, sul tuo petto. I grilli, lontani, si sentono appena.

Buona notte.

L'obiezione di coscienza

Lunedì, 19 gennaio 2009

Adesso che anche gli autisti di autobus volevano fare gli obiettori, mi domando: giusta l'obiezione di coscienza, ma perché uno non dovrebbe sopportarne le conseguenze?
Prendiamo i ginecologi, ad esempio. Il SSN ti assume per fare un certo lavoro. Non lo vuoi fare, non ti piace? Benissimo, sei libero di trovarne un altro. Non puoi rompere le scatole facendo qualcosa sì e qualcosa no, come ti comoda.
A voi autisti non piace la pubblicità? Bene, licenziatevi e andate a guidare un camion o un taxi.

Lasciando perdere tutti i casi di falsa coscienza, in cui prevalgono altri fattori (pressioni politiche o religiose, o semplice disinformazione), l'obiezione, secondo il mio modestissimo parere, ha un senso solo per cose che qualcuno ti può costringere a fare, com'era ad esempio il servizio militare prima che sospendessero il servizio di leva*. E in ogni caso chi la pratica deve essere pronto a sopportarne le conseguenze, altrimenti si tratta solo della pretesa di una dispensa dallo svolgere il proprio lavoro.

Bello sarebbe allora poter addurre motivazioni religiose per saltare le riunioni noiose, o i compiti troppo faticosi. Al solito, perché l'una cosa sì e l'altra no?

(*) per furor di gioventù, ardente mi convinsi a non fare il militare. Bei tempi...

La scommessa di Pascal

Mercoledì, 24 dicembre 2008

A proposito di antichi filosofi, ricordate la famosa scommessa di Pascal?

Qui è spiegata (forse non benissimo)

Wikipedia

in sostanza il senso era che il premio per aver creduto in dio è infinito (la beatitudine eterna), la posta finita (alcune cose fatte in un tot di anni della nostra vita) da cui ne discende la convenienza logica a credere in dio.

Premio infinito (anche se con una certa probabilità, perché non è certo che il premio ci sarà), impegno finito. Dove sta il trucco?

Secondo me la questione è mal posta, perché non possiamo sapere a priori cosa vuole un ipotetico dio da noi per darci il premio, come non possiamo sapere che ci sia uno solo di questi dei. Il ragionamento si basa sull'ipotesi fallace che ci possa essere solo il dio dei cristiani, o nulla.

In realtà dovremmo ipotizzare infiniti dei, ciascuno con la sua serie di regole che ci dicono come comportarci, senza sapere quale di questi (se ce n'è uno) ci giudicherà dopo la morte. Quindi la nostra scommessa perde di attrattiva, perché il premio è infinito ma ci troviamo con una serie pure infinita di possibili giocate.

Dopo aver scritto queste righe ho scoperto (senza sorprendermi troppo) che una confutazione simile era già stata posta da Denis Diderot e
J. L. Mackie, anche se loro hanno considerato solo gli dei delle varie religioni, senza (per quel che ne so) considerare la possibilità che ne possa esistere un'infinità, e che possano essere infinitamente capricciosi. Anche se non è stata enfatizzato come merita, secondo me questo è il ragionamento decisivo che smonta quello di Pascal.

Tutti pazzi per Obama

Mercoledì, 5 novembre 2008

Sembra che tutto il mondo sia impazzito per il nuovo presidente degli Stati Uniti d'America. Farà meglio del suo predecessore, certamente (non che ci voglia molto). È simpatico, di sicuro, è il primo uomo di colore alla casa bianca, e se è arrivato fin là non c'è dubbio che non sia uno sprovveduto.
Però... non so, al sentire cori unanimi di questo tipo, non vi sembra mai che ci possa essere qualcosa di strano? Dal nuovo presidente il mondo, e soprattutto l'Europa, si aspettano rivoluzioni epocali. Qualcosa cambierà, ma dubito che sia possibile per chiunque arrivare a conquistare la sedia più importante del mondo senza essere compromesso in qualche modo con i poteri forti.

Anch'io spero di vedere finalmente un po' di logica e di buon senso governare questo mondo, ma temo che a chi si aspetta miracoli tra un po' toccherà una bella doccia fredda.

Vedremo cosa accadrà, soprattutto per quanto riguarda la laicità dello stato e l'erosione delle libertà civili perpetrate con la scusa della lotta al terrorismo. Di certo non si tratta di uno Zapatero americano.

PS la prima speranza è comunque che si guardi bene dall'accettare i consigli che il Nostro gli vuol porgere!

Produci, consuma... e crepa!

Lunedì, 3 novembre 2008



Era un vecchio slogan, scritto con lo spray su un muro del centro. Che tutti i torti, però, non ha.

Non capisco, e forse non capirò mai, come sia possibile che sia assunto a dogma un concetto palesemente assurdo: per far funzionare bene il mondo, si dice, bisogna consumare di più. Solo così l'economia potrà funzionare, e tutti vivremo nell'abbondanza.

Qui i casi sono due: o qualcuno ha scoperto il modo di produrre risorse e ricchezza dal nulla, e non può spegnere la cornucopia (così ci troviamo costretti a distruggere i beni che di continuo vengono prodotti), oppure con gli anni l'aristocrazia ha più o meno inconsapevolmente messo in piedi un sistema folle, instabile ed ingiusto che non ha alcuna speranza di durare.

Pensando al semplice fatto che al mondo circa metà della popolazione vive con meno dell'equivalente di un dollaro al giorno, e che migliaia di bambini muoiono ogni giorno di fame o per le malattie causate da scarse condizioni igieniche, mi viene difficile pensare che sia vera la prima ipotesi.

Miseria, malattie, sovrappopolazione, bambini che muoiono di fame (ma riuscite ad immaginare di vedere vostro figlio spegnersi perché non ha di che mangiare? Ci riuscite?), l'ambiente devastato senza pietà. E quali sono i problemi che ci angustiano? La diminuzione dei consumi... la crisi finanziaria che brucia soldi mai esistiti, i finti giochi di potere al governo delle nazioni.

Povero mondo!

Ubuntu? No, thanks

Venerdì, 31 ottobre 2008

After buying a new -cheap- notebook and trying to get it running with ubuntu 8.10 for three days, I had to give up and stuck to XP (since the original vista that came preinstalled is not an option).

I like unix, actually my main computer is a leopard iMac that's just fantastic, it runs smoothly and has all the power you can need. But you can do the simple things easily, too.

I really wanted to get linux to work on the laptop, but it proved a more complicated task than expected. First, the cdrom did not read, while installing a lot of i/o errors come out. The same CD could be read correctly on the same drive, with XP, and md5 checksum resulted correct. Well, never give up, so I moved the ubuntu live cd to a bootable usb stick, and installed from there. A very fast and smooth experience, indeed.

After installing, the screen resolution could not be set to something more useful than a mere 800x600, even if the correct vga driver seemed to be installed and working. More, the kernel could not use the wireless lan, even if it should have had the driver.

It is disappointing that the ubuntu team is choosing to push more and more towards a poor GUI configuration, so if the automatic procedure does not behave properly you are stuck with terminal, vi and the configuration files.

I have no doubt things can be setup this way, but after three days of fight with hacked drivers, packages that could not be found, and reading various tutorials and docs on the net, I realized I was wasting my time and losing the focus on the primary purpouse of a computer: do work with it.

It is someway fun to hack configuration files and compile drivers, while learning lots of new things in the process, but that's not the point. Linux can attracting you like a vortex, even now I'd like to try once more to fix the installation, but I won't. I have to use that machine, and XP is doing the job fine.

If only I were rich(er), I'd buy a powerbook with leopard, and forget about the rest.

[edit: the notebook is an Olidata Tehom 7900 with Sis672 VGA and realtek 8187B wireless card]

Zeitgeist

Sabato, 18 ottobre 2008

Se non avete ancora visto questo film fatelo ora. Vero o falso che sia ciò che esso presenta, vi farà pensare. E questo, sempre, è un bene.

Due cosette... il film è visibile gratuitamente da internet, e abbiate pazienza per i primi minuti, la partenza è un po' lenta ma il resto vi terrà inchiodati alla poltrona!

Ricorda niente?

Mercoledì, 8 ottobre 2008



«Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli
uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In
effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai
pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più
rapidamente della civiltà e dell'abitudine alla libertà, arriva un momento
in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista
dei beni che stanno per conquistare. Preoccupati solo di fare fortuna, non
riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno
alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario
strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene
volentieri... Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del
potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia
sopruso. Basterà che si preoccupi per un po' di curare gli interessi
materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca
l'ordine anzitutto! Una nazione che chieda al suo governo il solo
mantenimento dell'ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo
benessere e da un momento all'altro può presentarsi l'uomo destinato ad
asservirla. Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei
propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere.
Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini
rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o
disattenta, che agiscono in mezzo all'universale immobilità disponendo a
capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento
sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel
vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo».

Alexis De Tocqueville, "De la démocratie en Amerique", 1840

Sua santità

Lunedì, 6 ottobre 2008



O almeno così lui si autodefinisce... certo che per trovarci qualcosa di santo serve un bell'impegno. L'ultima uscita di oggi: "Il denaro svanisce, l'unica cosa solida è la parola di Dio". Mah, a me è sembrata una boiata pazzesca. Intanto i soldi che svaniscono sono quelli virtuali creati dagli speculatori, che di fatto non sono mai esistiti. E questo lo può vedere anche un bambino, o forse solo un bambino perché gli adulti si sono complicati la vita fino a non capirci più niente. Il resto della frase, poi, è una sequenza di suoni senza senso.

Forse, in realtà, il sommo sacerdote intendeva dire che i soldi svaniscono tranne quelli nella banca di dio (lo IOR)... o che svaniscono altrove per venir lì risucchiati come gas che cade in un buco nero.

Perché mai milioni di italiani devono sorbirsi queste cialtronerie come fossero grandi rivelazioni, quando fossero uscite dalle labbra di una persona qualunque sarebbero state considerate, giustamente, fesserie?

La scuola

Martedì, 30 settembre 2008

"Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, ma la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia perfino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato. E magari si danno dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo apertamente trasformare le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tenere d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi, ve l'ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico.
Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico".

(Piero Calamandrei, discorso pronunciato al III Congresso dell'Associazione a difesa della scuola nazionale, Roma, 11 febbraio 1950)

Chi fa da sé fa per tre

Venerdì, 26 settembre 2008

Ci credereste se vi dicessi che c'è chi, per divertimento, si costruisce un microprocessore da solo, usando integrati TTL? E che questo processore, compatibile 6502, riesce a far girare il kernel ed il basic del glorioso commodore 64?

E ci credereste se vi dicessi che questa personam non contenta, ha realizzato un processore (a 16 bit) utilizzando solo transistor?

Guardate questo sito e inchinatevi!

Scherzi da prete

Lunedì, 22 settembre 2008

Il marito la sorprende insieme al prete, ma il vescovo invita a "non giudicare".

L'episodio. La dinamica è da "pochade": "lui" rientra a casa prima del previsto e trova "lei" a letto con un altro. L'altro è un prete, elemento anche questo nè nuovo nè originale. Anzi, un intellettuale, perchè il sacerdote colto in "flagranza amorosa" è docente di Sacre Scritture a Padova, alla Facoltà teologica dell'Italia Settentrionale. Il marito è sconvolto - e fin qui tutto normale" - si sfoga con il cognato e insieme vanno dal vescovo a chiedere giustizia.

L'epilogo della storia? Al solito, insabbiata. Anzi, il pover'uomo quasi quasi rischia di finire in galera.

Leggete qui l'articolo di Repubblica.

Mille miliardi di dollari

Sabato, 20 settembre 2008



Per salvare dal crack il sistema della finanza degli Stati Uniti d'America. Mille miliardi di dollari che avrebbero potuto venir spesi per la sanità, per la scuola, per la ricerca scientifica, per le energie alternative, per la lotta alla povertà... di cose da fare ce ne sarebbero state, ma per quelle non ci sono i fondi. Per sostenere un sistema illogico, che anche un bambino giudicherebbe assurdo e insostenibile, invece, ci sono.
Soldi di carta, ricchezza illusoria. Azioni, titoli, pagherò... finanzieri che si arricchiscono senza produrre nulla, capitali che si gonfiano come bolle di sapone. Tutti ricchi, come nei famosi giochi-truffa a struttura piramidale. Quasi quasi credo più volentieri alla moltiplicazione dei pani e dei pesci!

Ho sempre pensato, come molti altri, che l'"alta finanza" fosse un modo legale ma non lecito per sottrarre risorse alla collettività, a vantaggio di pochi. Fino a che il mondo che produce non viene spremuto troppo, regge. In caso contrario, bum!

E per cambiare le cose non basteranno i mille miliardi. Se il sistema è marcio, crollerà, non importa quanti puntelli si cerchino di mettere. Se non sarà oggi, sarà domani. Imparare la lezione, dopo?